“Oggi il cibo sulle nostre tavole è talmente vario che i piatti poveri della cucina di un tempo sono semplicemente sinonimo di appartenenza a determinati luoghi, un intercalare alle rinomate pietanze odierne. Piatti che nella loro semplicità hanno l’onore e l’onere di permettere una lettura dei luoghi da cui provengono da un punto di vista gastronomico. Queste ricette sono piatti che fanno riaffiorare alla mente tempi passati e rivivere sensazioni uniche di tradizioni che da obbligate diventano sempre più raffinate. Obbligate perché un tempo si mangiava ciò che si aveva, senza possibilità di scelta o di lamentarsi. Era già molto se c’era cibo per tutti. Con gli alimenti alla portata di mano: castagne, farina, formaggio, latte, burro delle mucche che, almeno in numero di una, erano presenti in ogni famiglia. Oppure il pane che, seppur centellinato, capitava rimanesse ed evitarne lo spreco era questione non solo morale, ma di sopravvivenza. Una cucina povera di alimenti, ma ricca di tradizioni e di storia. Queste ricette io le ho imperate da mia madre, che a sua volta le aveva apprese dalla propria”. Un passaggio, di generazione in generazione, orale come sempre avveniva nei paesini. Questi i piatti che io ricordo e conosco: gnoch de cola (gnocchi di colla), maraconde, polenta cusa, pult, patrit, potac. Tutti vegetariani.
“….” di De Marie Sara, tratto da “Ricette 50 rifugi”